I CONTRIBUTI ALL’EDITORIA

“Altro che casta…” è l’amara constatazione che fa da sfondo alla riflessione del presidente Fisc, Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), sui contributi pubblici all’editoria. Questi, osserva, “sono invisi all’opinione pubblica. Anni di proclami-contro hanno creato un clima ostile: azzerare questi sostegni all’editoria assieme al finanziamento ai partiti. Se un giornale è un’azienda, stia in piedi con le sue gambe, dicono i più. Se non ci riesce, chiuda bottega”. Ma “occorre andare oltre le frasi a effetto”: “I sostegni all’editoria, nati nel 1981 e riformati nel 1990, sono presenti in Italia, come nella stragrande maggioranza degli Stati europei, per due motivi validissimi anche oggi. Prima di tutto per favorire la democrazia informativa, il pluralismo, la presenza di più voci nel campo dei media. In secondo luogo, per controbilanciare il mercato pubblicitario in massima parte drenato in Italia dalle televisioni, senza meccanismi per una sua redistribuzione”. Nel 2012, ricorda il presidente Fisc, “sono state introdotte norme più stringenti per l’ammissione a questi contributi. È stata operata, giustamente, maggiore selezione. I periodici non profit sono stati confinati in un incomprensibile (nella sua definizione) 5% dell’intero fondo. Ciò ha comportato, nei tagli generalizzati per tutti di circa un terzo, una penalizzazione maggiore per molti periodici, tra cui le 70 testate (tra le 189 totali) che aderiscono alla Fisc e percepiscono queste ‘briciole di contributi’, ormai ridotte a ‘briciole di briciole’. In due soli anni, infatti, abbiamo subito una riduzione di quasi i due terzi”. Si tratta di “un vero salasso cui bisogna subito mettere mano (portando la percentuale dal 5 al 7) per non portare verso la chiusura voci fondamentali per il pluralismo”. In questo, conclude Zanotti, “non c’entrano nulla i privilegi. È solo una questione di giustizia e libertà e non costa un solo euro in più al bilancio dello Stato”.

 
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