I PAESI IN RIVOLTA

“La crisi che sta attraversando il Nord Africa – afferma Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio) – rende inquieta l’Italia. L’Africa è vicina, molto vicina. Prima la Tunisia, poi l’Egitto, l’Algeria, ora la Libia, senza contare lo Yemen e altri Stati: il popolo è in piazza e rialza la testa per chiedere un futuro diverso”. Guglielmo Frezza, direttore della Difesa del Popolo (Padova), auspica che “magari il crollo l’uno dopo l’altro dei regimi amici ci aiuti ad aprire gli occhi: meglio allearsi con i popoli, sostenendo l’anelito di libertà, giustizia sociale e riforme, che con i dittatori”. Per Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), “il Sud del mondo preme alle porte del Nord emancipato e ricco. Non ci si può più accontentare di far cadere le briciole. L’anelito di libertà che emerge dai popoli in rivolta esige risposte che non possono più attendere e interpellano le nostre responsabilità”. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), guarda in modo particolare a quanto sta avvenendo in Libia: “La minaccia di colpire fino all’ultimo uomo mostra come il despota, dismettendo i panni del padre affettuoso che si era autoconfezionato, abbia il terrore di lasciare il Paese. Del resto, qualunque destinazione prenda, sa di essere bersaglio del rancore di chi non gli ha perdonato il passato di finanziatore del terrorismo”. “Il numero delle vittime – aggiunge Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia) – è imprecisato, ma le fosse comuni scavate sulla spiaggia di Tripoli lasciano intuire la portata della strage. Istanze internazionali – dall’Onu agli Usa all’Europa – hanno tentato di fermare il ‘carnefice’: si arriverà alle denunce ufficiali e alle sanzioni;ma queste misure hanno un’efficacia ridotta. Sono circostanze in cui si avverte la necessità di un’autorità sovrannazionale che giunga tempestivamente a bloccare la violenza, anche destituendo il regime dominante”.
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