ALLUVIONE IN VENETO

“Tre morti. Migliaia di sfollati. Colpiti pesantemente l’agricoltura, l’industria, gli esercizi commerciali, le infrastrutture, i privati. Danni per miliardi di euro. Il Veneto è in ginocchio, ma non è stato sufficiente a far sì che si guadagnasse un posto nelle prime pagine della stampa nazionale. Cos’altro sarebbe dovuto succedere?”. È quanto denunciano i settimanali diocesani veneti in un editoriale comune dedicato all’alluvione che ha colpito la regione. “La scorsa settimana – ricordano i direttori – in tutto il Veneto, e in particolare a Vicenza, Verona, Padova, nella porzione di Veneto orientale tra il Piave e il Livenza, si sono visti scenari apocalittici. Ma i media nazionali hanno per lo più parlato del cattivo tempo sui territori del Nordest, riducendo il tutto a un problema meteorologico. Ora, mentre continua la conta dei danni, ci si chiede la ragione di così poca attenzione”. Forse, si legge nella nota, “perché i morti sono stati ‘solo’ tre? Forse il Veneto proietta all’esterno l’immagine di una regione autosufficiente, che non necessita di aiuti esterni?”. “La realtà – secondo i direttori dei settimanali – è che il Veneto è stato ancora una volta ignorato, derubricato a priori dalle questioni nazionali”. Ma “questa volta vicentini, padovani e veronesi sono davvero in difficoltà e bisognosi di tutto”. Innanzitutto, scrivono i direttori, “bisogno di vicinanza, di non sentirsi soli”; poi “bisogno di beni essenziali come generi alimentari, vestiario, coperte”; “bisogno di sostegno economico per ricominciare a guardare al futuro”. Amarezza perché “il disastro, forse anche per questa forma subdola con cui si è consumato, non ha suscitato molto scalpore a livello nazionale” viene espressa sull’Azione (Vittorio Veneto) dal direttore Giampiero Moret, il quale informa che “fortunatamente il territorio diocesano non ha subito gravi danni”. Mentre Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), scrive che “siamo costretti a piangere ancora una volta i danni provocati dalle acque in un territorio notoriamente fragile com’è pure ora il nostro Veneto. Siamo vicini con il cuore e anche con i fatti alle popolazioni colpite dalla tragica alluvione dei giorni scorsi nel vicentino, nel veronese e nella bassa padovana, memori delle tragedie non meno gravi che colpirono il nostro territorio diocesano nel 1951 e nel 1966 e – pur meno pesantemente – in molte altre date ancora. Intanto a Chioggia siamo costretti a misurarci quasi ogni giorno ormai con il ‘fenomeno dell’acqua alta’, senza che il Mose, piccolo o grande, offra per ora più liete prospettive”. “Ciò che fa male – osserva Ezio Bernardi, direttore della Guida (Cuneo) – non è solo la constatazione dell’ennesimo disastro dovuto alla cattiva gestione e alla selvaggia cementificazione del territorio, ma è soprattutto il disinteresse quasi totale, per giorni e giorni, della politica e dei mezzi d’informazione”.
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