GLI ANNIVERSARI DI ALCUNE TESTATE STORICHE DELLA FISC

Un collage di storie da Imola a Fossano, da Cesena a Savona. Testate ultra-centenarie che costituiscono un grande patrimonio per l’informazione cattolica. Il commento di Umberto Folena.

Una Chiesa locale è fatta di tantissime comunità locali, piccole e grandi, centrali e periferiche. Il cuore – la Cattedrale, gli uffici di Curia, là dove il Vescovo celebra l’Eucaristia e si ritrova con i collaboratori – pulsa solo se le comunità pulsano; pensa se loro pensano; può parlare solo se loro parlano. È da questa semplice verità che sono sorti i settimanali diocesani; proprio come da 120 anni esiste il «Nuovo Diario Messaggero» di Imola. La parola “diario” parla di una quotidianità annotata e raccontata settimana dopo settimana, raccogliendo le innumerevoli voci del territorio. La prima risorsa di un settimanale sono appunto i tanti collaboratori, presenti fino alle aree più remote, che scrivono e diffondono il settimanale, vivo anche per la loro passione. Le parole nelle testate dicono tutto. Abbondano “popolo”, “voce”, “vita”, “amico”. Non sono soltanto testate, sono già programmi: dare voce e vita, da amici, al popolo amico. Tutto ciò è una costante “certificata” dal magistero pontificio fin dalla nascita della Federazione che raggruppa i settimanali, la Fisc, il 26 novembre 1966. Allora Paolo VI ricordava il loro compito primario: alimentare di idee «le comunità diocesane, parrocchiali e familiari». Esattamente 44 anni dopo, il 26 novembre 2010, Benedetto XVI riaffidava ai settimanali il compito di essere «efficace cassa di risonanza di quanto avviene all’interno delle diverse realtà diocesane» e di educare «coscienze critiche e cristiane». La missione di essere voce e collante era stata affidata da Paolo VI il 9 luglio 1977. I settimanali sono «voci popolari (…), voci atte a ridar compattezza di forza, a sviluppare il senso comunitario, a moltiplicare i contatti tra chi si riconosce, sulla base dell’unica fede, nella famiglia del popolo di Dio». E per un altro anniversario, il 28 novembre 1992, Giovanni Paolo II ricordava che il settimanale diocesano «si pone come strumento privilegiato di mediazione tra informazione e territorio, fra opinione pubblica e annuncio evangelico». In altri termini, fa circolare informazioni e opinioni; facendo ciò, dà voce a comunità che altrimenti ne resterebbero prive; in tal senso, è uno strumento che, venendo meno, renderebbe più povera, silenziosa e povera l’intera diocesi. In un momento di crisi di tutta l’editoria, anche di quella con ben altro peso economico, una diocesi deve far bene i propri conti. Quali sono i costi, quali i benefici. Quanto “vale”, appunto, far circolare libere idee cristianamente ispirate? Quanto vale permettere a ogni parrocchia, paese e comunità di far giungere ovunque la propria voce, e ascoltare le voci altrui? E quale danno costituirebbe per la coesione e la crescita della diocesi la scelta del silenzio?

Umberto Folena – Portaparola di Avvenire del 20/10/2020

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