CHIESA E ICI – IMU

“Gli enti no profit sono un valore e una risorsa per la società”. Molti settimanali diocesani ritornano sulla questione Chiesa-Ici (o Imu – Imposta municipale unica). “È ancor tutto da vedere – afferma Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo) – ma sembra che il governo, attraverso una precisazione del presidente Monti, abbia fatto un’opportuna distinzione in merito al pagamento dell’Imu. Le scuole paritarie svolgono un servizio pubblico e, dunque, va riconosciuta e sostenuta questa prerogativa che annovera con estrema concretezza sia l’impegno per le famiglie, la solidarietà verso genitori che lavorano e anche il vero e proprio risparmio che queste scuole fanno fare allo Stato”. Concorda Giovanni Barbieri, vicedirettore del Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli), il quale aggiunge: “Con grande fatica la scuola paritaria (volgarmente chiamata privata) soffre per sopravvivere. Non si può dire che il liceo vescovile di Pontremoli avrebbe vita facile senza qualche iniezione di ‘fiducia’ da parte della diocesi. Allo stesso modo, vivono con difficoltà, affidandosi alla provvidenza, i tanti servizi che anche la nostra Chiesa diocesana offre alla comunità. Tasse ingenti, visto il volume degli edifici, creerebbero grossi problemi di sussistenza”. Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), sottolinea che “la nuova normativa sull’Ici/Imu dovrebbe toccare finalmente i partiti e i sindacati, su cui non si è scritto nulla e su cui non si fanno titoloni. Infatti Monti non ha detto nulla su due grandi realtà che hanno beneficiato fino ad oggi dell’esenzione dall’Ici/Imu, vale a dire i partiti e lo loro fondazioni, nonché i sindacati e i loro patronati/Caf, che complessivamente sono tra i grandi proprietari immobiliari. Le loro attività sono commerciali o no? Succederà che se la caveranno?”. “Chissà se i tanti giornali e tv che hanno fatto da megafono per la campagna contro i ‘privilegi della Chiesa’ si mobiliteranno ora per i giusti diritti dei più deboli…”, esclama Roberto Pensa, direttore della Vita Cattolica (Udine). E Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), prosegue: “Non vorremmo che si trovasse modo di fare pagare una specie di tassa sul bene, sull’educazione a cui, sempre, si dedicano le parrocchie. Cosa questa che, ai mistificatori ideologizzati di tutta questa storia, dà molto fastidio”.
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