SANTI E DEFUNTI

“Anche quest’anno, in occasione della festa dei santi e della ricorrenza dei morti, i cimiteri sono traboccanti di gente”. Lo annota Giampiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto). “È un momento – prosegue – in cui fede cristiana e sentimenti radicati del profondo della nostra umanità, s’intrecciano e diventano un irresistibile impulso a trovarsi insieme nel ricordo dei nostri morti. Non si ritrovano soltanto i credenti, ma anche chi nella chiesa non mette mai piede, tutti insieme affratellati da un comune sentimento”. Per Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano), “provare a guardare all’esistenza dalla sua fine fa cambiare radicalmente prospettiva. Perché pone le coordinate nitide di ciò che vale, di ciò che resta, di ciò che non tramonta, senza scampo. Gli affanni, le ansie, gli stress… insieme a preoccupazioni futili, insieme a voglie di apparire, insieme alle cose che invadono il cuore, insieme a scontri, conflitti, lacerazioni… tutto acquista un’altra dimensione, se la misura è quella della morte. Non è fatalismo questo. È saggezza antica, biblica, umanissima. Che riporta all’essenziale della propria vita”. Anche Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), parla della festa dei santi e della ricorrenza dei defunti: “Sono giorni in cui l’incontro con il passato pieno dei migliori cristiani e quello ‘caldo’ e intimo della gente delle nostre radici mettono meglio a fuoco le cose che valgono veramente, quelle che restano, e, insieme, quelle che passano”. “La ricerca del ‘bello’ e del ‘buono’ per noi – scopo spontaneo di ogni vita terrena – è vissuta dai santi nel modo più umano e più divino insieme, nella dimensione dell’amore che gioisce donandosi, ad immagine di Cristo ‘servo per amore’”, afferma Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), per il quale “sfruttare al massimo” gli anni che ci sono dati è “ovvio imperativo per tutti; ma il modo è scelta affidata a ciascuno. I santi c’insegnano a rischiare tutto per avere il massimo”. “La santità – si legge nell’editoriale del Ponte (Avellino) – è anche quella straordinaria che si vive nell’ordinarietà delle realtà umane e sociali, che Cristo ha assunto nella sua incarnazione, per redimerle e salvarle nella sua Pasqua e attraverso la Pasqua della Chiesa e dei suoi santi, mossi dallo Spirito, perennemente rinnovata nell’Eucaristia”. “Dove manca il riconoscimento della santità, dove non si ricorre al patrocinio dei santi – scrive sul Nuovo Diario Messaggero (Imola) il vescovo Tommaso Ghirelli –, il contatto con i defunti facilmente giunge a forme devianti, come lo spiritismo e la necromanzia, che rispondono in modo aberrante ad un bisogno insopprimibile di relazione”. Sono giorni, il 1° e il 2 novembre, “in cui terra e cielo sono quasi sensibilmente più vicini – sottolinea sulla Voce Alessandrina (Alessandria) il vescovo Giuseppe Versaldi – per ricordarci sì la precarietà della vita terrena, ma anche per non dimenticare che questa vita non sarà annientata bensì trasformata in una eternità che non avrà più fine”.
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