MIGRANTI: DOCU “DIARIO DELL’ALTRA EUROPA” SU ACCOGLIENZA SENZA MURI

COMUNICATO STAMPA
20/06/2016
 
Migranti: Tv2000 presenta docu ‘Diario dell’altra Europa’ su accoglienza senza muri In occasione della Giornata Mondiale Rifugiato. Il direttore di Rete, Paolo
Ruffini: “Si è persa capacità di guardare le persone”
 
Roma, 20 giugno 2016 – E’ il diario dell’altra Europa: quella che non
costruisce muri di filo spinato ma che si rimbocca le maniche e accoglie
oltre 1 milione di persone in fuga da guerre e persecuzioni religiose.
Tv2000 in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato presenta un
docu-film realizzato dall’inviato Vito D’Ettore, in onda oggi, lunedì 20
giugno, all’interno della trasmissione “Siamo noi” alle 15.20 e in seconda
serata alle 23. Un reportage di 47′ che ha impegnato 8 mesi di lavoro lungo
la cosiddetta ‘rotta balcanica’ con la cortese collaborazione di Save The
Children, Medici senza Frontiere e Caritas, 29 ore di girato, 6 Paesi
coinvolti: Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Slovenia, Austria.
Nel docu-film le sofferenze e le speranze dei profughi attraverso le storie
dei volontari impegnati nella più grande crisi umanitaria dal dopoguerra. Da
un lato i muri di filo spinato costruiti per impedire l’invasione musulmana,
dall’altro ragazzi giovanissimi che rischiano la vita per salvare donne e
bambini. Il reportage, in tutti i suoi momenti, è raccontato in forma di
diario. Si inizia con la costruzione del muro di filo spinato deciso dal
premier ungherese Orban, agli sgomberi dei campi profughi nel nord della
Grecia dopo la definitiva chiusura delle frontiere. 
“Siamo così bombardati dai numeri – commenta il direttore di Rete di Tv2000,
Paolo Ruffini – che abbiamo perso la capacità di guardare le persone. Di
guardarle negli occhi. E di capire. Il lavoro di Vito D’Ettorre è un pugno
nello stomaco, uno schiaffo che fa piangere. Che ci mette davanti alla
realtà, e ci fa vergognare di quel che siamo diventati rinnegando noi
stessi, le nostre radici. E ci apre gli occhi su un mondo che osserviamo
senza vedere. Operando una gigantesca rimozione. Questo documentario è un
racconto dal di dentro di qualcosa che vorremmo invece guardare dal di
fuori. Rimanendo estranei. Senza riconoscere negli altri noi stessi. Vito ha
visto nei bambini profughi i suoi figli. E nei genitori in fuga se stesso.
Ha camminato con loro. E sofferto con loro. Per questo il suo racconto ci
interroga, e ci lascia sgomenti”.
 
 
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