L’ASTENSIONISMO ALLE ULTIME ELEZIONI

  “Il trionfo dell’astensionismo è il dato più significativo di questa tornata elettorale”. È il pensiero che accomuna tutte le riflessioni dopo le elezioni in sette regioni italiane di domenica 31 maggio. Paolo Lomellini, direttore della Cittadella (Mantova), afferma: “Per l’Italia percentuali così basse di votanti sono la spia di una indifferenza cinica e disincantata, un misto di rabbia e rassegnazione, la pigrizia e l’incapacità di guardare e scegliere in mezzo alle varie proposte e ai vari candidati. Non c’è da fare un esagerato allarmismo, ma neppure rifugiarsi in qualche frase di rito nei talk-show e poi proseguire come se nulla fosse. Una società che sente sempre più lontane le sue istituzioni difficilmente può avviarsi su prospettive e sentieri positivi per il suo futuro”. Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia), osserva: “Il terremoto elettorale è di magnitudo tale da non poter essere esorcizzato dalle motivazioni che facevano prevedere una scarsa affluenza alle urne. La fuga dalle urne incrina definitivamente il mito di un Paese, come l’Italia, dove la partecipazione è sempre stata tendenzialmente sopra la media europea”. In realtà, fa notare Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), “si trattava di elezioni regionali e comunali. Di candidati conosciuti, a cui capita di stringere la mano. Perché proprio in questo caso si è rimasti a casa? La verità è che regioni, province, comuni si sono rivelati talora assai inefficienti, salvaguardando propri interessi e privilegi. Le regioni, che fino all’altro ieri apparivano un fiore all’occhiello, si sono rivelate spendaccione. Molte ad esempio senza rendere efficiente la sanità, compito fondamentale affidato al potere regionale. L’astensione è la scelta di rinunciare alla democrazia volontariamente, perché tanto nulla cambia”. Marino Cesaroni, direttore di Presenza (Ancona-Osimo), commenta così i dati sull’astensionismo alle ultime elezioni regionali nelle Marche, dove ha votato solo il 49,78% degli aventi diritto: “Abbiamo la consapevolezza della delicatezza del momento storico che stiamo vivendo, ma finché guardandoci in faccia siamo l’uno lo specchio dell’altro riusciamo solo a lamentarci senza mettere in atto nessuna soluzione ai problemi che ci assillano. Amare le Marche significa lavorare per il futuro, per la sanità, per l’istruzione, per i servizi sociali con una particolare attenzione nei confronti dell’economia, delle infrastrutture, della viabilità, dei trasporti, della salvaguardia dell’ambiente e della tutela del territorio”. Sulle pagine di Montefeltro (San Marino-Montefeltro) il vescovo, monsignor Andrea Turazzi, ricorda l’appuntamento del 22 giugno, memoria del patrono dei politici, San Tommaso Moro quando, come lo scorso anno, si pregherà “per una politica ‘buona’”, per condividere “la consapevolezza che il momento presente richiede la partecipazione di tutti e il rifiuto di deleghe e fughe”. Anche Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona), si occupa delle ultime elezioni regionali: “La vera vittoria è dell’astensione, che raggiunge ormai la metà degli aventi diritti al voto. E questa non è una bella notizia, perché significa un indebolimento della democrazia popolare: metà degli italiani non è stata interessata alle sorti delle regioni in cui si è votato; oppure ha perso fiducia nei partiti o, peggio ancora, nelle istituzioni. L’astensionismo così alto è un vulnus nella vita della comunità italiana: sta ad indicare un distacco preoccupante tra la gente e le sorti del Paese”. Eppure, afferma Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), “ci hanno spiegato che la partecipazione del popolo è la base della democrazia (che non per niente sign…

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