LA SITUAZIONE SOCIO-POLITICA

“Si può fare di più”. È il commento che accomuna molti editoriali dedicati al decreto del fare. “Il governo ha emanato la scorsa settimana il ‘decreto del fare’. Fare, bella parola. È ciò di cui il Paese ha bisogno. È il governo che deve fare di più, superando l’immobilismo in cui è spesso bloccato dall’ostinazione ideologica delle forze politiche che lo compongono”. È il parere espresso da Gianpiero Moret, direttore dell’Azione (Vittorio Veneto). Pure Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), intravede il rischio dell’immobilismo: “Proprio ciò di cui il Paese non ha bisogno. Intendiamoci: l’esecutivo qualcosa sta cercando di fare, ma con il freno a mano inserito come dimostrano lo snervante tira e molla su Iva e Imu, la timidezza dei provvedimenti inseriti nel decreto del ‘fare’, l’assenza, per ora, di proposte concrete sul fronte del lavoro”. Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), parlando del decreto del fare, evidenzia: “Il governo Letta è in equilibrio acrobatico, precario”, ma se “le risorse sono poche”, occorre “trovare percorsi risolutivi che, nello stesso tempo, vengano incontro alle esigenze di quelle componenti della società italiana più in difficoltà” ed è questo “il vero esame di maturità di tutte le forze politiche”. Altrimenti il rischio è la disaffezione, come dimostra l’alto astensionismo alle ultime elezioni, segnala il Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio): “Partecipare non interessa più. S’immagina che, partecipare o non partecipare, le cose non cambiano; essere governati da leader di sinistra o di destra poco importa, la vita quotidiana dei cittadini non cambia”. Per Giorgio Bardaglio, direttore del Cittadino (Monza e Brianza), “partire dalle autonomie locali, dai sindaci insomma” è “la via migliore”. Il Corriere Apuano (Massa Carrara-Pontremoli), invece, manifesta la sua preoccupazione per il futuro del governo per alcune posizioni del Pdl.

 All’analisi politica si affianca quella sociale e non si può fare a meno di parlare di crisi. “Quando si parla di crisi morale e politica”, scrive Giuseppe Lombardo, direttore di Cammino (Siracusa), “avvertiamo la crisi, ma fondamentalmente siamo convinti che non riguarda noi. Sono gli altri i responsabili del decadimento della morale politica e sociale”. Invece, avverte Lombardo, “dobbiamo tutti sentirci destinatari di una moralità che tocca la nostra sfera privata e pubblica”. Per Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì) e della Fedeltà (Fossano), “il ‘mostro’ sgusciante della crisi non deve essere incentivato dalle nostre divisioni. Faremmo il gioco del sempre peggio. ‘Insieme’ se ne esce, non da soli, non a scapito dell’uno o dell’altro, non facendosi le scarpe vicendevolmente, non pensando che l’uno è causa dei guai dell’altro… E ‘insieme’ nascono idee e progetti per non affogare”.
 
 
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