GIOVANI E DISOCCUPAZIONE

Secondo Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone), “l’assenza di giovani nelle nostre società progredite non è un problema religioso, ma umano, non è singolo ma collettivo. Soltanto una svolta culturale può mutare il quadro considerato ormai serio della scomparsa dei giovani in Italia e in Europa”. “Non si fanno più figli o perlomeno ne nascono molti meno. Questa è una conseguenza di un sistema in cui molto spesso i nostri giovani sono disoccupati per così tanto tempo che non sono in grado di progettare il loro futuro, di sganciarsi dalla propria famiglia di origine e di ‘metter su una famiglia propria’. Si allungano i tempi di ingresso nel mondo del lavoro e contemporaneamente si accorcia il tempo biologico per procreare. Contemporaneamente la vita si è allungata di almeno un decennio ed il numero degli anziani è aumentato”, denuncia Emmaus (Macerata). Per Giordano Frosini, direttore di Vita (Pistoia), “l’eliminazione della disoccupazione dovrebbe essere perseguita con tutte le forze, senza darsi pace finché anche l’ultimo disoccupato venga strappato alla sua triste situazione. La società ha certamente questa possibilità. E invece da noi, in Italia, nella civilissima Europa, i disoccupati si contano a milioni. E tutti ormai ci siamo abituati a convivere con questa congiuntura, senza più scossoni o patemi d’animo”. Per Lauro Paoletto, direttore della Voce dei Berici (Vicenza), nel nostro Paese “il declino può essere evitato, ma occorre rimettere al centro con scelte urgenti e concrete (per favore basta annunci, servono fatti!) a favore di donne, giovani, famiglia”.
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