GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

“Famiglia e media”. È il tema al centro della 49ª Giornata, come ricordano molte riflessioni. “Che cosa entra nelle case? Di tutto con internet, attraverso non solo il computer ma soprattutto attraverso i nuovi telefonini, che sono dei veri computer con i quali i ragazzi sanno giocare in maniera perfetta. La straordinaria invenzione della rete, applicata ormai agli strumenti tascabili, ci consente operazioni assai utili. Ci tiene informati ogni istante. Può generare odio e facilitare il terrorismo. Ma è foriera anche di fenomeni positivi. Pensiamo alla colletta per il Nepal. È possibile perché le immagini, le informazioni giunteci minuto per minuto ci invitano alla carità. L’informazione in questo caso ha generato una catena di bontà”, evidenzia Bruno Cescon, direttore del Popolo (Concordia-Pordenone). “Impariamo a comunicare fin dal grembo materno perché la comunicazione è essenziale alla vita, meglio le è connaturata. La famiglia, a sua volta, diventa grembo che educa perché lì si impara a ‘convivere nella differenza’ grazie a un legame costante e a un rapporto continuo di dare e avere attraverso la parola e ogni altra forma di linguaggio”, osserva Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia). La comunicazione “dovrebbe partire o ripartire dall’ascolto, dal confronto e diventare magari formazione oltre che informazione, cioè qualcosa di costruttivo ed edificante. E questo vale per tutti non soltanto per i giornali e i media. Vale in famiglia – che quest’anno è il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – vale in tutti i rapporti interpersonali. Come allenarsi all’ascolto, all’apertura agli altri, alla contaminazione che diventa confronto e arricchimento? Ad esempio leggendo. Leggere è un buon modo di ascoltare”, afferma Walter Lamberti, direttore della Fedeltà (Fossano). “La cultura e la comunicazione non sono forse la piazza pubblica dove si può dialogare, confrontarsi, testimoniare ciò che si vive anche a chi ancora è in ricerca o non crede? La diocesi per anni si è impegnata nel sostenere i suoi media e ha fatto dell’esperienza riminese una realtà pilota che molti studiano, a volte copiano. Gli esperti dicono che il futuro della comunicazione giornalistica sta nella sintesi fra i diversi strumenti (carta, video, rete)”, evidenzia Giovanni Tonelli, direttore del Ponte (Rimini). “Se la comunicazione è inficiata dall’attuale crisi antropologica, troviamo un motivo in più, antropologico prima ancora che teologico, per ripartire dalla famiglia. Essa è il grembo in cui impariamo la dimensione umana, divina, bene – dicente della comunicazione, in cui apprendiamo che il cuore della comunicazione, ad ogni livello, non è la trasmissione di informazioni, ma la gioia dell’incontro. Essa è il grembo in cui la comunicazione riflette e umanizza la realtà”, osserva Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia).

 

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