FEDELI A UN IMPEGNO

Fare memoria è importante, anche per un settimanale diocesano. Proprio come è successo venerdì scorso per Il Popolo di Tortona. Ricordare i 120 anni dalla fondazione è un evento del tutto eccezionale, per il giornale più antico del territorio. Un fatto di non poco conto, visto il panorama editoriale italiano che purtroppo enumera continue chiusure. Per sapere dove andare occorre conoscere da dove si viene. Non si tratta solo di uno slogan. Rappresenta, per chi ha l’ambizione di dare voce alle persone e alle loro storie, una sorta di Dna che indica la strada da seguire. Un cammino intrapreso da lungo tempo, sempre in difesa e accanto alla gente, come suggeriscono i nomi dei giornali cattolici locali: Il Popolo o La Difesa, La Vita, Lo Scudo, La Squilla, L’Araldo, La Sveglia… Tutte testate che testimoniano da che parte la Chiesa si è sempre schierata, anche con i suoi mass media.
Scorrendo le intenzioni annunciate dalla redazione nel primo numero del settimanale di Tortona si possono trovare indicazioni di un impegno incessante: «Illuminare il popolo sugli avvenimenti del giorno, in maniera che il popolo sappia giudicare nel loro vero valore». Ieri come oggi, leggere i fatti quotidiani alla luce del Vangelo.
    di Francesco Zanotti – Presidente Fisc
 
UNA STORIA DI VOCI “IN USCITA”
Il 13 giugno 1896 usciva il primo numero del settimanale della Diocesi di Tortona Il Popolo.
Centovent’anni, dunque, per questo foglio nato dall’animo generoso e lungimirante del vescovo monsignor Igino Bandi. Salito alla cattedra di san Marziano a 42 anni, Bandi guida la Chiesa tortonese per un quarto di secolo, in un episcopato che abbraccia un arco di tempo a cavallo tra Otto e Novecento. Per la storia civile sono gli anni della rivoluzione industriale e della questione sociale: dall’avvento della sinistra all’età giolittiana. Per la storia della Chiesa i pontificati di Leone XIII (1878-1903) e di Pio X (1903-1914).
All’origine del giornale uno scritto: «Usciamo una buona volta di sacrestia, come ci spinge il Santo Padre. Usciamo di sacrestia per opporci ai satanici attentati, per salvare un numero grande di anime, che nel turbinio di tanti errori e di tanta immoralità trionfante corre a rovina. Usciamo di sacrestia, per salvare la famiglia e la società, coll’organizzarci insieme, clero e laicato, ad un’azione concorde e ristoratrice per mezzo delle cattoliche associazioni, della buona stampa». Parole di papa Francesco? No, parole del vescovo Bandi che per la sua azione pastorale ritiene fondamentale il giornale diocesano, un giornale che deve essere «cattolico, strenuamente, incrollabilmente, totalmente cattolico». Alle parole seguono i fatti: il 13 giugno 1896 esce il primo numero del giornale diocesano Il Popolo-Corriere settimanale della diocesi di Tortona. In prima pagina, in grande evidenza, la benedizione del Santo Padre.
Da allora Il Popolo ha continuato a raccontare la vita sociale e religiosa degli uomini e delle donne che abitano il vasto e variegato territorio della diocesi di Tortona, a cavallo di tre regioni (Piemonte, Lombardia e Liguria) e tre province (Alessandria, Pavia e Genova). È stato ed è uno strumento di informazione, di cultura e di comunione. Un giornale la cui storia si è necessariamente intrecciata con quella della diocesi e dei vescovi che l’hanno guidata, ma insieme con quella dei direttori, redattori e collaboratori e del più ampio contesto sociale nel quale si sono trovati a operare.
Un giornale che è rimasto fedele all’indirizzo che il vescovo Bandi gli affida nel primo numero: «Illuminare il popolo sugli avvenimenti, in maniera che il popolo sappia giudicare nel loro vero valore uomini e cose». Un giornale che in centovent’anni di storia – celebrati nei giorni scorsi con un convegno del quale si riferisce in questa pagina – ha cambiato forma…

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