CHIESA ED EDUCAZIONE

Gli “Orientamenti pastorali” per il decennio 2010-2020
Trova le proprie radici nel convegno ecclesiale nazionale che si svolse a Verona nell’ottobre di quattro anni fa la scelta di dedicare alla questione educativa gli “Orientamenti pastorali” della Chiesa italiana per il decennio 2010-2020. Lo ricorda il presidente dei vescovi italiani, card. Angelo Bagnasco, nella presentazione delle linee guida per il cammino della comunità ecclesiale pubblicate ieri (28 ottobre) e che recano un titolo di grande impatto, oserei dire “scoliano”, semplice nella sua immediatezza ma quanto mai ricco di profonde implicazioni: “Educare alla vita buona del Vangelo”. “Significa in primo luogo – ricorda il card. Bagnasco – farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena”.
L’educazione è vista come la grande sfida di questi anni – e lo percepiamo costantemente tutti quanti, ogni giorno –. Su di essa la Chiesa intende continuare ad investire (del resto lo sta facendo da duemila anni) con ancora maggiore convinzione, riconoscendo come elemento essenziale della missione, affidatale dal Signore, “la cura del bene delle persone”. Questa comporta la responsabilità e la sollecitudine di “educare al gusto dell’autentica bellezza della vita” sia nella prospettiva di fede, sia in quella pedagogica e culturale. Un compito “arduo ed entusiasmante” quello finalizzato ad un’educazione integrale della persona, “che aiuti a penetrare il senso della realtà, valorizzandone tutte le dimensioni”, a compiere scelte responsabili, e sia in grado “di parlare al bisogno di significato e di felicità delle persone”. Nonostante la presa di coscienza di quanto sia difficile educare in un contesto sociale in continua e rapida trasformazione nel quale i riferimenti sicuri sembrano venir meno, la comunità cristiana manifesta una grande fiducia che la anima nella ricerca di risposte valide, consapevole di poter far conto su una “riserva escatologica”, ovvero “la speranza che non delude”.
Tra i molteplici stimoli e le pregnanti riflessioni che gli “Orientamenti pastorali” offrono, è utile sottolineare il ruolo di responsabilità educativa riconosciuto alla famiglia, ovvero a entrambi i genitori. Viene evidenziato lo stretto legame tra educare e generare, per cui l’educazione è “un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita”. Come ognuno di noi non si dà la vita da solo ma la riceve in dono, così il bambino “impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti”. Un ruolo che incide in maniera essenziale anche sull’esperienza religiosa dei figli. Certo, educare in famiglia è “un’arte davvero difficile” in quanto molti genitori si sentono soli, inadeguati, impotenti, non supportati da una società che privilegia gli individui rispetto alla famiglia che ne costituisce la cellula fondamentale. Forti sono anche i condizionamenti esterni, gli elementi destabilizzanti, oltre al moltiplicarsi di situazioni di difficoltà causate da separazioni, divorzi e convivenze. Eppure l’istituzione familiare conserva il suo ruolo primario nell’ambito educativo. E la Chiesa si assume formalmente l’impegno “a sostenere i genitori nel loro ruolo di educatori, promuovendone la competenza mediante corsi di formazione, incontri, gruppi di confronto e di mutuo sostegno”. Tutto questo nella convinzione che occorra realizzare una feconda alleanza educativa tra famiglia, comunità ecclesiale e società, perché se manca un agire concorde dove tutti operano in vista di uno stesso fine, condividendo un medesimo progetto educativo, il rischio è quello di risultare inefficaci e a rimetterci sono i figli.
La Chiesa italiana accetta la sfida, la scommessa dell’educazione, ma chiede ai credenti di condividere la sua stessa pass…

Condividi