50° CONCILIO E ANNO DELLA FEDE

Al centro degli editoriali pure il 50° dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962) e l’inizio dell’Anno della fede (11 ottobre 2012 – 24 novembre 2013). Del Concilio parla Millestrade (Albano), che pubblica una nota del vescovo Marcello Semeraro. “All’evento conciliare – osserva mons. Semeraro – si vide non solo una Chiesa ‘maestra’ in grado di offrire risposte, ma pure umile nel porre domande: ‘Chiesa, cosa dici di te stessa? Cos’hai da dire al mondo?’. La risposta a questi due interrogativi ha guidato i documenti conciliari. Al Concilio la Chiesa fu anzitutto discepola”. Cammino (Siracusa), con una nota del vicario generale, mons. Maurizio Aliotta, spiega che “il Concilio, al di là dei documenti approvati, costituisce in se stesso un evento che segna la vita della Chiesa in modo determinante”. Il Ticino (Pavia), in occasione della “lettura ininterrotta della Bibbia”, dal 13 al 19 ottobre – un’iniziativa per la riapertura della cattedrale (21 ottobre) – segnala come “uno dei frutti più maturi del Concilio Vaticano II”, “riconosciuto ormai da tutti”, sia stato “l’aver riportato al centro dell’esperienza della fede cristiana l’ascolto della Parola di Dio e la conoscenza personale della Sacra Scrittura”. Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), racconta i ricordi del 4 ottobre 1962, “una data storica, vissuta in prima persona con curiosità e l’entusiasmo di un giovane seminarista: il pellegrinaggio ad Assisi e Loreto di Giovanni XXIII, a una settimana dall’apertura del Concilio Vaticano II. (…) Quasi 4 anni prima, papa Giovanni aveva annunciato la volontà di aprire un Concilio. La sorpresa spesso si tramutò in freddezza o diffidenza. (…) Il Concilio gli stava a cuore e lo preoccupava tanto, perché tanto amava la Chiesa, sposa di Cristo”. Dell’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI, si occupa Giuseppe Lonia, direttore della Scintilla (Messina), per il quale “durante quest’anno si apre dinanzi a noi un meraviglioso percorso per esprimere, valorizzare, o re-imparare e vivificare ‘in qualunque casa’ una fede viva e colma di carità”. Per Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), l’Anno della fede è “un anno di grazia concesso alla comunità cristiana per ripensare a fondo sulle sue responsabilità in ordine al grande dono della fede sia nei propri riguardi, sia nei riguardi di coloro ai quali essa è chiamata a partecipare il dono da cui essa stessa è nata”.

 
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