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PER LE DIOCESI C'E' FUTURO IN PAGINA   versione testuale
Anche il presidente della Cei Bassetti per il rinnovato settimanale delle tre Chiese marchigiane

Sarà il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia- Città della Pieve e presidente della Cei, a tenere a battesimo il rilancio de Il Nuovo Amico, settimanale delle diocesi di Pesaro, Fano e Urbino. L’appuntamento è per sabato 21 ottobre, alle 9, presso l’auditorium Pedrotti del Conservatorio Rossini di Pesaro,
in occasione del convegno «Giornalismo di prossimità: gli "occhiali" giusti per leggere le periferie». Tra i relatori dell’iniziativa, che vedrà la presenza di circa 600 persone provenienti da tutta la provincia, anche don Adriano Bianchi, presidente della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc), e Francesco Ognibene,
caporedattore di Avvenire. Nel corso della mattinata, moderata da Ernesto Preziosi, verrà presentata anche la nuova direzione editoriale e il restyling grafico studiato insieme al settimanale diocesano di Brescia, La Voce del Popolo, e La Voce Misena della diocesi di Senigallia.
Fondato nel 1903, Il Nuovo Amico distribuisce seimila copie settimanali su una provincia di circa 350mila abitanti. Ma ha ancora senso, nell’era 2.0, rilanciare un progetto di comunicazione investendo sulla carta? Anzitutto va detto che già da diversi anni Il Nuovo Amico realizza un tipo di informazione integrata sul Web: app digitale e profili social. Ma a spiegare la scelta di rinnovamento sono monsignor Piero Coccia, arcivescovo di Pesaro, monsignor Armando Trasarti, vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, e monsignor Giovanni Tani, arcivescovo di Urbino-Urbania- Sant’Angelo in Vado. «Il digitale da solo non basta – scrivono nell’editoriale in uscita il prossimo 22 ottobre – e Il Nuovo Amico è un’eredità da non disperdere. Il nostro è uno dei pochissimi giornali in cui convivono tre diocesi; una scelta lungimirante fatta più di trent’anni fa, i cui benefici oggi non ricadono solo sul versante economico ma si riflettono sulla crescita, il confronto e il dialogo delle nostre comunità diocesane». A fare eco alle parole dei vescovi è il presidente della Fisc. «Non c’è dubbio – dice don Adriano Bianchi – che anche per tante altre zone d’Italia questo modello non solo sarebbe auspicabile in un tempo di risorse limitate ma potrebbe aprire la strada a un rinnovamento e a un rilancio concreto dell’editoria del territorio. È un vero peccato constatare che alcune chiusure dei nostri giornali trovino più ragione nella mancata disponibilità di collaborare tra persone e soggetti ecclesiali che non in una reale valutazione di un progetto editoriale condiviso e sostenibile». Oggi Il Nuovo Amico è uno strumento di collegamento pastorale ma anche di aggregazione civile. Dalle sue pagine esce la voce dei detenuti della casa circondariale di Pesaro che realizzano l’inserto mensile Penna Libera Tutti e Il Mondo a Quadretti dal carcere di Fossombrone. Esperienze che il 21 ottobre verranno testimoniate da alcuni detenuti. Ma il rilancio de Il Nuovo Amico passa anche attraverso i giovani. Grazie all’alternanza scuolalavoro, il Liceo Mamiani di Pesaro sta curando una ricerca e l’allestimento di una mostra itinerante sulla storia del settimanale interdiocesano. Inoltre a Fano, il 6 novembre, il Liceo Torelli ospiterà la decima edizione del Premio giornalistico Valerio Volpini che Il Nuovo Amico assegna quest’anno a Giusy Versace. Infine va sottolineata la stretta collaborazione con l’Università Carlo Bo di Urbino, che nei prossimi mesi aprirà le porte a un seminario di studi dedicato proprio al Nuovo Amico e alla stampa cattolica.
 
di Roberto Mazzoli
 
 
 
«Così la mia penna ha aperto la porta della cella»
 
Sabato sarò a Pesaro in occasione del convegno del settimanale interdiocesano Il Nuovo Amico. Sarò presente da uomo libero dopo aver trascorso un lungo periodo di detenzione durante il quale ho potuto seguire numerose attività formative. Tra queste l’esperienza giornalistica all’interno del carcere di Pesaro mi ha permesso di realizzare non soltanto un esercizio intellettuale ma un vero percorso reinserente. Cinque anni fa è nato il mensile Penna Libera Tutti, pubblicato come inserto del settimanale interdiocesano di Pesaro, Fano e Urbino e realizzato in carcere con l’aiuto dei redattori del Nuovo Amico. In questi anni oltre un centinaio di detenuti hanno messo la loro firma su questi fogli. Scrivere sul giornale mi ha permesso di aprire quelle porte che il pregiudizio teneva chiuse nei confronti di noi carcerati. Abbiamo gioito per la partecipazione attiva al Giubileo della Misericordia, quando un nostro compagno di cella ha consegnato nelle mani di papa Francesco una copia di Penna Libera Tutti. Abbiamo raccontato la cronaca della protesta pacifica condivisa insieme ai detenuti islamici nei confronti degli attentati terroristici perpetrati in nome della religione. Attraverso questo giornale abbiamo infine avviato una serie di incontri e mantenuto in vita un dialogo epistolare con gli studenti dei licei pesaresi che ci ha legati con il cordone ombelicale della curiosità. Un numero crescente di scuole, dopo aver letto i nostri articoli, chiede oggi di visitare la nostra redazione in carcere. Noi detenuti, con questo prezioso strumento di comunicazione, proviamo a far capire che chi sbaglia non rappresenta il male ma rimane una persona con una vita da ricostruire in profondità ricercando il proprio insegnamento. Il Nuovo Amico quindi non è soltanto uno strumento di informazione ma motivo di aggregazione, coesione, crescita e confronto di opinioni. Scrivendo impariamo a coltivare la libertà. Può apparire un paradosso per un detenuto eppure è proprio nel pensier che risiede la libertà. Ecco perché sabato sarò a Pesaro. Per dire che Penna Libera Tutti e il giornalismo in carcere rappresenta la giusta terapia per la rinascita.
 
di Alberto Guarino
 
 
«Tra comunità e territorio»
Lo storico direttore don Mazzoli passa il testimone e racconta la storia di un foglio «della gente»
 
Il Nuovo, settimanale interdiocesano che si fregia Amico in filigrana, ha una gestazione lunga e difficile ed è un presente storico dal 1946 a oggi. Camminare sulle orme di un foglio liturgico domenicale, seppure vivo di intuizioni pastorali eccellenti, bellamente "disegnate" dall’artista che sapeva di satira don Salvatore Scalognini, non era sufficiente per rispondere alle sfide attuali della comunicazione. Piccolo ma coraggioso, presente insieme ai 130 settimanali diocesani italiani alla fondazione della Federazione settimanali cattolici (Fisc), avverte la voglia di crescere e di cambiare. Qui inizia la leggenda del cambiamento, che racconto con lo stile del collega Gastone Mosci. Nasce alla chetichella come supplemento mensile di 8 pagine tipo rotocalco su carta patinata, nell’aprile del 1972. Viene presentato dal vescovo monsignor Gaetano Michetti come «una proposta e un invito: avere cioè uno strumento, un foglio mensile tutto nostro, tutto fatto da noi, per il nostro discorso di fede, a servizio della comunione». Comunità e territorio fanno una unità antropologica che non si può separare. Questa era la convinzione degli anni ’80, perciò era inevitabile andare alla scoperta del territorio, conoscerlo, leggerlo, interpretarlo. Per tutto questo si rendeva necessario uno strumento «della Chiesa e della gente». Nell’aprile 1982, dopo un decennio di noviziato, il supplemento mensile sostituisce definitivamente l’Amico e diventa quindicinale locale tipo tabloid. Nel 1984 allarga i suoi orizzonti alla diocesi dell’Urbinate (Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado). Da marzo 1991 si estende alla diocesi di Fano (Fano, Fossombrone, Cagli, Pergola);
nel gennaio 1995 il giornale diviene infine un settimanale e nel novembre 1997 celebra le nozze d’argento. Da allora a oggi è cresciuto di pagine, di contenuti e si è fatto davvero un giornale di territorio in tutti gli àmbiti, religioso culturale e sociale. E qual è la sfida odierna da affrontare? Che sia un giornale locale o del territorio sì, ma non localistico perché oggi come oggi sarebbe un’eresia, e in termini pratici la sua morte. Morto anche come giornale di Chiesa, la quale non cessa di definirsi cattolica cioè universale. Si è detto che sia locale ma con un respiro più ampio. Non basta. Una volta che il mondo è caduto nell’abitato, entrato nelle case, in tutti i
luoghi della vita civile e perfino nelle chiese, il locale è parola decisamente ambigua. Si tratta allora una sfida di carattere culturale.
 
di Raffaele Mazzoli
 
Fonte: Avvenire www.avvenire.it - Portaparola del 17 ottobre 2017
 

 

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