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CENTO ANNI DI VITA!   versione testuale
Venerdì 2 dicembre 2016, alle ore 16.45, all'Auditorium del Museo del Violino - Piazza Guglielmo Marconi a Cremona - si ricorderà il 100° anniversario della nascita del Settimanale Diocesano “La Vita Cattolica”.
Cent’anni fa, il 23 dicembre dell’anno 1916, usciva il primo numero del giornale diocesano di Cremona “La Voce dei Giovani”, nato dall’iniziativa dei giovani di Azione Cattolica. Un foglio mensile realizzato in piena sintonia con il vescovo Cazzani. Nel gennaio 1923, considerando che il giornale, diventato presto quindicinale, era letto non solo dai giovani, ma dai cattolici cremonesi, cambiava titolo, diventando “La Voce”, voce quindi di tutti. Ultimo cambiamento nel gennaio 1926, quando “La Voce”, per esprimere meglio la sua vocazione di testimonianza cristiana nell’informazione, diventava, definitivamente, “La Vita Cattolica”. Tre diversi titoli, ma un’unica storia di servizio alla comunicazione ecclesiale.
Quest’anno, celebrando il centenario del nostro settimanale, nell’evento pubblico che si svolgerà venerdì 2 dicembre, ma poi anche in tutto l’anno, prendiamo l’occasione per ripensare il ruolo del settimanale cattolico nel terzo millennio. 
La domanda che si pone è principalmente questa: nel tempo del web, ha ancora senso il giornale cartaceo? A chiederlo sono in molti, a partire dalla Federazione Italiana dei Settimanali Cattolici, FISC, che negli ultimi anni su questo tema si è impegnata molto. La risposta data – in particolare in un convegno celebrato nel 2013 a Chioggia – è stata chiara: non è mai accaduto che la nascita di nuovi strumenti di comunicazione abbia provocato la morte degli strumenti nati precedentemente. La nascita della radio non ha eliminato la stampa cartacea, la televisione non ha provocato la morte della radio; internet, quindi, non farà morire né televisione, né radio, né giornali e carta stampata in generale, a partire dai libri.
Certo, i nuovi strumenti provocano nei precedenti la necessità di ripensarsi, di studiare un modo nuovo di porsi, ma non li fanno morire. Con questa consapevolezza ci prepariamo a celebrare i cent’anni del settimanale con il convegno che si svolgerà venerdì 2 dicembre dalle 16.45 nell’auditorium del Museo del Violino, in piazza Marconi 5. 
Celebriamo questi cent’anni con la certezza che “La Vita Cattolica” troverà la strada migliore per continuare il suo servizio all’informazione nella Chiesa e nel territorio, interloquendo costruttivamente con il mondo del web. Questo, seguendo l’insegnamento dei pastori, a partire dai Sommi Pontefici, soprattutto Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che ai settimanali diocesani e alla FISC hanno dato, nell’ultimo mezzo secolo, sostegno e piena fiducia, incoraggiandoli a non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà. 
Tenendo conto sempre delle indicazioni di Paolo VI: «Avanti perciò con saggezza e con coraggio: si allarghi la rete dei fogli settimanali cattolici; si perfezioni la loro fattura e il nerbo della loro parola; si diffonda in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni associazione, in ogni famiglia la voce cattolica nella sua interpretazione diocesana e si corrobori in tutto il Paese il tono della vita cattolica per merito loro» (26 novembre 1966).
Ma quale deve essere la caratteristica fondamentale del settimanale cattolico, quella a cui si è uniformata fin dalla sua origine “La Vita Cattolica”?
Direi che la sua origine primigenia – l’essere nata dalla inziativa di giovani laici – ci aiuta a dare la giusta risposta.
Il nostro settimanale non è, non deve essere, “clericale”, ma “ecclesiale”. Per essere più precisi: non deve essere “giornale di informazione ecclesiale”, ma “giornale ecclesiale di informazione generale sul territorio”. Questo perché i cristiani non sono rinchiusi nella Chiesa quasi in un giardino segregato dal mondo, ma viventi in una Chiesa che è nel mondo, anche se non è del mondo. E del mondo tutto le interessa: “gioie e dolori, fatiche e speranze”, come bene insegna la Costituzione del Concilio Vaticano II “Gaudium et spes” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.
Il fatto quindi che il giornale sia nato da una iniziativa dei laici è estremamente positivo: ha segnato fin dall’inizio la sua natura aperta, veramente ecclesiale nel senso più ampio. È stato importante, per questo, che i primi direttori, fino al luglio 1924, siano stati dei laici: Mario Gilberti, Marcello Volpini e Angelo Calonghi. Un altro direttore laico è stato, in seguito, Natale Mario Lugaro, dall’aprile 1944 fino al gennaio 1946.
Tutti gli altri direttori, fino ad oggi, sono stati sacerdoti: va detto, però, guardando con attenzione a tutte le raccolte annuali del settimanale, che la guida dei sacerdoti non ha mai fatto perdere al giornale la sua caratteristica di sana laicità, consistente nel saper tenere lo sguardo attento alla realtà del territorio con tutti i suoi problemi, per illuminare la vita quotidiana della gente con lo sguardo della fede.
A livello italiano, oggi, nelle varie diocesi si sta andando verso una crescita del numero dei settimanali cattolici guidati da laici; questo è dovuto, certo, alla carenza di vocazioni sacerdotali. Ma sta anche a indicare  una comunità cristiana che sa valorizzare al suo interno tutte le vocazioni ecclesiali, comprese quelle laicali. 
Nei primi anni in cui ero direttore di Vita Cattolica, nei convegni e nelle assemblee nazionali dei direttori dei settimanali cattolici ci trovavamo praticamente solo preti, salvo qualche rarissima eccezione. Oggi, dopo trentuno anni della mia responsabilità nel nostro settimanale, ogni volta che partecipo ai convegni nazionali, noto che crescono i direttori laici e diminuiscono i sacerdoti. Ma i settimanali restano “ecclesiali”, continuando la propria storia e la propria missione di “giornali della Chiesa e giornali della gente”.
 
 
(venerdì 2 dicembre 2016)
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