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CHE SIA IL TEMPO DEI GIORNALI - PONTE   versione testuale
La stampa cattolica del territorio in assemblea
I giornali diocesani sono sempre stati definiti come 'piazze'.
Luoghi in cui, proprio come accade nelle città, la gente si ritrova, si incontra, si scambia opinioni. Luoghi fisici, tangibili, come sono appunto i 191 periodici cattolici che compongono la galassia Fisc, la Federazione nazionale che li raggruppa e che il 26 novembre compie 50 anni di vita e celebra a Roma la sua 18esima assemblea nazionale elettiva. Mirabile e lungimirante l’intuizione dei padri fondatori, un drappello di giornalistidirettori composto da sacerdoti e alcuni laici. Da allora, tutti insieme per contare di più, fare massa critica, essere presenti sui tavoli istituzionali, fare circolare idee ed esperienze tanto diverse come variegato è il panorama del nostro Paese dalla Valle d’Aosta alla Sicilia.
Da allora la Fisc si è sempre schierata in favore del pluralismo. Una battaglia diventata quotidiana perché minacciata dagli infiniti tagli ai fondi per l’editoria e da una consegna a domicilio da parte di Poste Italiane via via più insufficiente e tutta da rivedere. Il recapito realizzato 'a scacchiera' mette in crisi il rapporto con gli abbonati, consolidatosi negli anni, e ora gravemente a rischio per l’attuazione del programma di consegna a giorni alterni.
Dare voce al territorio per noi non costituisce un impegno. Fa parte dell’essenza stessa del nostro fare giornalismo.
Stare in mezzo alla gente è la nostra esperienza quotidiana. Ascoltarne le storie per trasformarle in notizia costituisce da oltre un secolo il nostro modo di essere testimoni credibili di quel che accade in questa Italia troppo sbilanciata sulle grandi città e sui maggiori network informativi.
Vivere il territorio è un mestiere faticoso se non si ha la passione per l’uomo nella sua interezza. Non è semplice frequentare paesi e borgate, come sta accadendo in queste settimane di dopoterremoto in Centro Italia.
Nelle località così devastate dal sisma noi c’eravamo e ci siamo, delle comunità che vivono in quei meravigliosi paesini arroccati abbiamo sempre narrato le gioie e le fatiche, i timori e le speranze, proprio come continuiamo a fare ora nel difficile tempo in cui bisogna saper ricostruire gli edifici e la trama di relazioni spezzate.
Al termine di un triennio intenso, proprio oggi, 24 novembre, siamo chiamati a guardare oltre. Registriamo i passi in avanti compiuti con la recente approvazione della riforma per l’editoria ora alla prova dei decreti attuativi. I due princìpi da lungo tempo portati avanti dalla Fisc, rigore ed equità, sembrano acquisiti e ciò favorirà una pluralità di presenze e un uguale trattamento tra editori non profit. Ma le sfide non finiscono mai e la crisi della carta stampata sta dinanzi a tutti, con la concorrenza della Rete che non ripaga e non sostituisce quanto purtroppo si sta disperdendo.
Da 'piazze' siamo chiamati a trasformarci in 'ponti', come invita a fare papa Francesco. Qui ci possiamo giocare il nostro futuro. I ponti collegano, mettono insieme anche i distanti.
Colmano le valli, le superano, facilitano la circolazione, i rapporti, avvicinano sponde diverse.
Bellissime immagini anche per noi, sollecitati a costruire collegamenti con le parole di carta, con la presenza online, prestando cuore, intelligenza e penna a quanti operano, vivono, soffrono e si rallegrano in un’Italia viva, bella e troppo dimenticata, popolata da decine di milioni di concittadini.
Il mondo sta cambiando in maniera velocissima.
Rischiamo tutti di rimanere vittime di una valanga comunicativa sempre più travolgente. Siamo (o ci crediamo) molto informati, ma poco consapevoli.
Possiamo aiutare i nostri lettori, e con noi i media della galassia cattolica, a gerarchizzare, a comprendere, a farsi un’opinione serena, a confrontarsi e a dialogare in vista del bene comune. È la parabola del fermento nella pasta, come ricordò 50 anni fa papa Paolo VI ai nostri fondatori. Una presenza necessaria per la Chiesa, chiamata più che mai oggi a fare arrivare a tutti la gioia del Vangelo. Una presenza indispensabile anche per il Paese, per dare voce alla provincia italiana troppe volte inascoltata.
Francesco Zanotti
 
Fonte Avvenire: www.avvenire .it
del 24 novembre 2016 pag. 3
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