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PELLEGRINAGGIO A SANTIAGO DE COMPOSTELA   versione testuale
Cammino e preghiera nell’anno santo compostelano
Siamo arrivati fino al cippo del chilometro 0.00 a finis terrae (il punto più occidentale d’Europa). Ottocento i chilometri percorsi del celeberrimo camino (di cui 22 a piedi): gli occhi inondati di bellezze, il cuore di gioia e la bocca di una ripetuta invocazione: San Giacomo, apostolo di Cristo, prega per noi!
È l’anno compostelano, quello in cui la festa di San Giacomo (25 luglio) cade in domenica: ed è un anno giubilare. Tutti vogliono arrivare sulla tomba dell’apostolo, là in Galizia, dove la tradizione racconta sia stato sepolto dai suoi discepoli e poi ritrovato secoli dopo nel cosiddetto “campo delle stelle”, cioè Compostela. Ci siamo andati anche noi, da giovedì 27 maggio a mercoledì 2 giugno. Abbiamo abbracciato la statua del santo, abbiamo pregato sulla sua tomba, abbiamo assistito al lancio straordinario del botafumeiro, il celeberrimo incensiere di mezzo quintale che viene fatto oscillare da otto uomini lungo il transetto della meravigliosa cattedrale fin quasi a toccarne le volte. E tutt’intorno si spande il profumo dell’incenso, per significare le preghiere che si elevano dalla bocca di tutti.
Il pellegrinaggio, organizzato dalla Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc) – con assistenza tecnica Brevivet – ha raccolto, quest’anno, una sessantina di iscrizioni, provenienti da diverse parti d’Italia. Il punto d’incontro era l’aeroporto della Malpensa giovedì mattina, di buon’ora, per partire in due turni e ritrovarci a Pamplona. Ma siamo caduti nel laccio di un improvviso sciopero dei controllori di volo francesi (non succede solo in Italia) ed è stata una giornata d’apocalisse.
Il programma prevedeva quattro tappe di “camino” a piedi, di diverso chilometraggio. Intensa la preghiera: con il rosario all’inizio di ogni percorso e la santa messa ogni giorno con la lettura di fatti edificanti attorno a san Giacomo, presi dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. Poi l’indulgenza plenaria nella basilica del Santo con la partecipazione all’Eucarestia del pellegrino lunedì alle 12, presieduta dal vescovo locale.
Non sono mancate visite a diversi santuari: quello di Santiago a Villafranca del Bierzo dove anticamente si fermavano i pellegrini ammalati, potendo ricevere l’indulgenza come a Compostela; noi abbiamo chiesto perdono dei peccati e abbiamo posato davanti, appunto, alla Porta del perdono. Bellissimo il santuario della Madonna della Barca nei pressi di finis terrae, selvaggio e sopra l’Atlantico, sempre agitato. Meravigliose le cattedrali di Estella, di San Domingo della Calzada, di Burgos, di Astorga, di Lugo e... naturalmente prima di tutte quella di Santiago. Da mozzafiato le decine di “retabli” ammirati in tutte le chiese, grandi e piccole (28 solo nella cattedrale di Burgos): sono grandiose pale d’altare in legno dorato, popolate di santi, apostoli e angeli, attorno alla Madonna o al Cristo. Sono tutti secenteschi e tipici del barocco spagnolo.
Dunque siamo arrivati per un pelo in Spagna, rischiando di restare a terra. Venerdì, da Pamplona, la visita alla chiesetta di Eunate, dove inizia il nostro primo tragitto a piedi per circa quattro chilometri fino a Obanos: camminiamo pregando tra una campagna ondulata, fino al silenzioso e pulito paesino. Niente male come primo percorso. Il pullman ci porta a Puente della Reina; messa nella chiesa dei Reparadores con un bellissimo crocifisso ligneo; affascinante la chiesa di San Giacomo del XIII secolo e il relativo portale gotico; celeberrimo il ponte fatto costruire nell’XI secolo dalla regina Munia di Navarra per riunire in un solo percorso i diversi caminos provenienti dalla Francia. Segue la visita ad Estella e alla sua chiesa di San Pietro con portale gotico mozzafiato (quanti ne vediamo!). Il pullman prosegue a San Domingo della Calzada, splendida cittadina con splendida cattedrale dove è conservato, in una gabbia, un galletto vivo che ricorda un antico episodio dei pellegrini.
Siamo a venerdì. Burgos rapisce il cuore a chi ne visita la cattedrale, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco nel 1984. Vi passiamo tutta la mattinata, affascinati dalla verticalità del gotico spagnolo, dai retabli, dalle statue lignee, persino da una Maddalena di Leonardo! E nel pomeriggio la seconda tappa a piedi, da Boadilla del Cammino a Fromista, in mezzo a una campagna rigogliosa, a fianco di un canale, con un orizzonte infinito e un cielo popolato di cirri. L’arrivo è a Fromista: sensazionale la chiesa romanica ma è... ricostruita!
Si pernotta ad Astorga, per visitarla brevemente nella mattinata di domenica, dopo la Messa della SS. Trinità nella chiesa di San Martino. Qui colpisce, più della cattedrale, il celebre episcopio neogotico (oggi museo) progettato da Gaudì: un edificio... provocatorio, anche se piacevole. Sosta del viaggio a Villafranca del Bierzo dove sorge un bel castello e chiediamo il perdono nella chiesa di San Giacomo. Da qui ci spostiamo a O’Cebreiro, un tipico villaggio galiziano, nel cui monastero si venera un antico miracolo eucaristico. Pochi chilometri ancora e il pullman ci sbarca a San Cristobal del Real da dove ha inizio il terzo tragitto, il più lungo: sette/otto chilometri in un bosco di montagna, fin quando appare, all’improvviso in fondo a un poggio, il monastero di Samos, in pietra e ardesia. Arriviamo tutti sani e salvi!
La notte è a Lugo (che visitiamo in serata): lunedì mattina è tempo di arrivare a Santiago. Saliamo sul monte Gozo e da qui percorriamo l’ultimo tratto (quello gioioso!) in città fino alla basilica dell’apostolo. In piazza i veri pellegrini si buttano a terra, stanchi e gioiosi. Noi riusciamo a entrare in una cattedrale strapiena per partecipare alla Messa del pellegrino alle 12. Al termine, lo spettacolo del botafumeiro (da vedere!) che strappa un applauso di commozione.
Nel pomeriggio preghiere e visite personali: entriamo tutti dalla Porta Santa (aperta solo negli anni giubilari), saliamo ad “abbracciare l’immagine di Santiago”; preghiamo per tutti nella cripta del sepolcro; acquistiamo l’indulgenza.
Il giorno dopo la meta è finis terrae. Sono altri 100 chilometri oltre Santiago: i pellegrini andavano per vedere appunto la fine della terra. E così anche noi arriviamo al cippo del chilometro zero. Una bella soddisfazione. Il tempo è selvaggio: sul promontorio un faro e il piccolo monumento allo scarpone dove si bruciano gli indumenti del viaggio (e ne esce ancora fumo). Il pranzo è a base di ottimo pesce in una trattoria sul mare (da ricordare).
Si ritorna a Santiago per un altro pomeriggio libero. Mercoledì mattina il rientro, tutto regolare.
Con noi, Sergio e Antonella (della Brevivet), Jolanda e Virginia (guide locali). Un grazie a tutti i pellegrini per la bella testimonianza di fede e di amicizia. Un grazie anche alla Brevivet.
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